Se qualcuno mi cerca, mi trova nello sgabuzzino
Il primo giorno di lavoro non si scorda mai (ma anche l'ultimo non scherza).
A meno di non essere un gen z, il primo lavoro è sempre una grande soddisfazione. Nonostante lo stipendio basso, sono comunque i primi soldi che entrano. Si cominciano a muovere le prime zampette nel mondo reale. Ti senti invincibile e pieno di entusiasmo. Tranne se cominci lavorando gratis.
Ecco, questa è una cosa che di cui mi sono sempre pentito. Come è possibile (nell'era moderna, non nel medioevo) lavorare gratis? Beh, io ero un dottorando senza borsa. Questo significa che avevo vinto la posizione di dottorato ma non la borsa pagata dal Ministero dell'Istruzione. Per quelli come me, di solito ci pensa il laboratorio ospitante a coprire lo stipendio. Purtroppo l'unico laboratorio disposto a prendere un outsider come me era quello che fino a poco prima era sulla cresta dell'onda... ma quando sono arrivato io, era già finita la pacchia. Il progetto su cui avrei lavorato per il mio dottorato esisteva sulla carta, ma non aveva finanziamenti.
Niente soldi per me e neppure per i miei esperimenti. Dovendo pure pagare la tassa universitaria per l'iscrizione al dottorato. Qualcosa come 1300 euro, più di una mensilità che tanto non percepivo. E mi avevano pure svaligiato casa, quell'anno. Quindi non potevo neanche impegnare la catenina d'oro del battesimo.
Ricordo molto bene il primo giorno di lavoro: non c'era spazio nell'ufficio assieme agli altri dottorandi. Così sono stato messo nello stanzino cieco della fotocopiatrice. Ricordo l'odore di toner ogni volta che qualcuno stampava qualche articolo scientifico. Non credo fosse salutare. E neanche legale. Ma cosa ne sapevo io? In fin dei conti, il referente per la sicurezza era nientemeno che il mio capo!
Ricordo molto bene il primo giorno di lavoro. Appoggiato un attimo nel mio personale ripostiglio del sottoscala. Leggevo articoli inerenti al progetto su cui avrei dovuto lavorare, una volta arrivati i fondi. Spoiler: non sarebbero MAI arrivati. E io i primi soldi del mio stipendio li avrei visti sei mesi dopo.
Posso affermare con certezza che tutto il mio arco narrativo lavorativo si sviluppa attorno a questa condizione: ho iniziato lavorando gratis e me ne sono andato per lo stesso motivo, o quasi.
Ai giovani e alle giovani glielo dico sempre: raga, non lavorate MAI gratis, ché il sacrificio senza un ritorno certo si chiama martirio. E noi non vogliamo essere in odor di santità.

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